Favolacce: come la realtà offre raramente un lieto fine

Di Camilla Tettoni

Favolacce, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino 2020, è un film scritto e diretto dai fratelli romani D’Innocenzo. Favolacce è un racconto crudo, cinico, assurdo, reale, cupo, allegro: si potrebbe continuare all’infinito. Narra la periferia di Roma, la vita di famiglie normali, di persone come noi. Eppure, nella quotidianità dei pranzi e delle feste in famiglia c’è qualcosa che stona: le espressioni dei bambini non sono mai felici, e gli stessi genitori appaiono essere continuamente alla ricerca di un qualcosa, forse per cercare di riempire quel vuoto in cui sembrano essere risucchiati. Lo sfoggio dei voti dei figli durante una cena appare inutile nella sua apparente vanità; i bambini leggono ad alta voce le proprie pagelle ma il padre Bruno, interpretato da un magistrale Elio Germano, lo stesso che aveva chiesto loro di leggerle, non risulterà pienamente contento in seguito alla lettura di queste. La profonda insoddisfazione, continuamente presente sullo sfondo, si riversa anche nella triste vicenda della giovane Vilma, ragazza madre ancora infantile nei comportamenti, imprigionata in un corpo che non riconosce come suo. Più storie intrecciate in una sola, raccontata da un uomo adulto che, ci dice, racconta la storia “vera, che vera non è, o forse sì”, scritta sul diario di una bambina di nome Alessia. Le vicende narrate assumono un doppio tono: la scrittura spensierata, la visione edulcorata del mondo (che si può avere solo da bambini, come ci insegna Il Piccolo Principe) si rivelano pian piano una sovrastruttura. D’altronde, non sono nemmeno certa che ci si possa riferire a loro come “bambini”: sono piuttosto esseri profondamente razionali, in cui la non vita dei genitori ha segnato una crescente apatia nei confronti delle emozioni. Ci si accorge che sono i figli ad essere i veri protagonisti: dietro la quiete dei loro volti si nasconde un sincero tormento, una forte volontà di spezzare le catene dell’abitudine, di radere al suolo le proprie case per essere finalmente liberi. I genitori, contenti di veder studiare i propri figli d’estate, non si rendono conto della vera natura dei loro studi: la costruzione di una bomba. Sarà una lontana cugina di uno di loro, un’estranea all’ indifferente realtà del luogo, a rendersi conto della presenza di un simile ordigno sulla scrivania. Una bomba tenuta come soprammobile, in bella vista; eppure, nessuno se ne accorge. Ecco allora che il quartiere, Spinaceto, e la campagna circostante diventano un mondo innaturale popolato da fantasmi (non a caso ai bambini verrà assegnata la lettura de Il Fantasma di Canterville), in cui i veri vivi sono coloro che scappano, che rifuggono dalla possibile morte imminente. A salvarsi sono il bambino schivo, Geremia, e il padre estroso, fuori dagli schemi, bestiale negli atteggiamenti. A prima vista, Amelio sembrava il padre meno adatto, eppure si rivelerà l’unico in grado di salvare il figlio da atteggiamenti autodistruttivi. La trama si riversa nei dialoghi brillanti, nelle battute mordaci, nella filosofia che permea il film. Personalmente, devo dire che questa pellicola mi ha piacevolmente sorpresa. L’inizio riprende la fine, ma la fine è diversa dall’inizio. Il cerchio, che sembrava essersi definitivamente interrotto, ha forse ripreso a circolare. I personaggi risultano essere privi di un’anima, prevalgono individualità fini a se stesse e ben lontane dal formare un’idea di collettività; il distacco che si crea tra lo spettatore e i protagonisti porta ad una sana catarsi di giudizi e preconcetti. Il film lascia sgomenti, la genialità è nel non dire. A volte, infatti, le parole sono superflue, e in quel caso la rappresentazione visiva sopperisce ai silenzi. Al termine della pellicola si ha la sensazione di aver vissuto una vita intera, di aver rischiato e di essersi salvati: come una vera e propria tragedia greca, si vivono le sensazioni che dal vivo non potremmo mai provare. O meglio, che non vorremmo mai provare.

Link del trailer: Favolacce – Trailer – YouTube

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