Di Camilla Tettoni
Un giorno un giovinetto bellissimo di nome Narciso si specchiò per la prima volta in una fonte. Non riconoscendo se stesso, credette di vedere un’altra persona: si innamorò follemente e, per congiungersi all’amato, tentò di baciare la superficie liquida che lo separava dal proprio riflesso. L’errore si rivelò fatale, Narciso morì. In seguito alla sua morte nacque un fiore, il fiore del narciso.
Il mito di Narciso è noto ai più: tuttavia, ciò che mi preme analizzare in questo articolo è la fortuna che tale mito ha avuto in ambito letterario e artistico. Ma partiamo dal principio: l’attestazione più antica, in Grecia, del mito di Narciso, si trova nelle Dieghéseis di Conone. In questa versione, Narciso viene descritto come bellissimo ma “spregiatore” di Eros e dei suoi amanti: Aminia, dopo aver invocato giustizia per il suo amore non corrisposto, si trafigge davanti la porta dell’amato. Narciso, contemplando in una fonte la propria immagine, si invaghisce mortalmente di se stesso e, preso dalla disperazione, “giudicando di soffrire una giusta punizione” si toglie la vita con la spada che gli era stata regalata dal giovane Aminia. In questo mito l’amore descritto è omoerotico, si tratta di un eros paidikòs che esclude presenze femminili. Inoltre, in questa versione troviamo un motivo che scomparirà in seguito: Narciso non è ingenuo, è cosciente di morire per una giusta colpa, per aver disprezzato un dio e le sue leggi. Nel I secolo d.C. a Roma il poeta latino Ovidio si dedica alla trascrizione delle Metamorfosi, poema in quindici libri. Summa del patrimonio mitologico antico, quest’opera raccoglie racconti di metamorfosi, dalle origini del mondo fino alla glorificazione di Cesare e di Augusto. La storia di Narciso è inserita nel III libro, ed è il primo racconto di un amore umano, non divino. In Ovidio ad innamorarsi vanamente è la ninfa Eco, rappresentata come oggetto del desiderio del dio Pan nella letteratura ellenistica. Nel mito ovidiano, ad oggi il più noto, Eco si innamora del giovane a prima vista ma, rifiutata e afflitta dalle pene d’amore, si dissolve in voce, dando adito al ben noto fenomeno dell’eco. Anche in Ovidio, come in Conone, Narciso si innamora di se stesso: osserva il proprio volto, ma non comprende l’ “error”, l’inganno, e si abbandona alla morte. Al posto del corpo, scomparso inspiegabilmente, compare il noto fiore “giallo nel mezzo e tutto circondato da petali bianchi”. Il greco Pausania, nel II secolo d.C., tenta una razionalizzazione del mito: Narciso rimane folgorato dall’immagine riflessa perché rivede il volto della sorella gemella morta poco tempo prima. Ritengo però che il bello del mito stia proprio nella sua irrazionalità, nella mancanza di elementi veritieri. Nella sua assurdità, il mito di Narciso ha conosciuto una grandissima fortuna, in età antica (si vedano a tal proposito le numerosissime raffigurazioni di Narciso nelle case di Pompei) e in età medievale e moderna. Dante cita il mito di Narciso nel III canto del Paradiso, “per ch’io dentro a l’error contrario corsi a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte”: credendo di essere attorniato da dei riflessi, cerca intorno a sé l’origine di tali baluginii, il contrario di quanto fatto da Narciso. Petrarca, nel sonetto 45 del Canzoniere, Il mio adversario in cui soler vedete, critica il narcisismo di Laura, troppo impegnata a guardarsi allo specchio, “se vi rimembra di Narcisso, questo et quel corso ad un termino vanno, benché di sì bel fior sia indegna l’erba”: il cammino di Laura e quello di Narciso fanno capo allo stesso fine, benché, se quello si mutò in fiore sul prato, ove troverebbe posto la bellezza dell’amata? Boccaccio, nel De genealogia deorum, cita il mito di Narciso per trarne una morale: “Da questa storia si ricava una morale. Per Eco, infatti, che non dice nulla se non dopo che è già stato detto, io intendo la fama, che tutti gli uomini amano, come se fosse la ragione per la quale esistere. Molti la fuggono, la tengono in scarsa considerazione, e contemplano se stessi, cioè la propria gloria, nell’acqua, cioè negli allettamenti mondani, che sono come acqua che scorre, e sono così catturati dai loro allettamenti che, sprezzando la fama, dopo poco tempo muoiono come se non fossero mai esistiti; e se qualcosa del loro nome per caso sopravvive, si trasforma in un fiore, che al mattino è rosso e splendente, la sera tuttavia, appassito, marcisce, e si dissolve nel nulla”. Qualche secolo dopo, Oscar Wilde riprende il mito in The disciple, attuando però un notevole cambio di prospettiva: pone la fonte stessa come protagonista innamorata di Narciso perché, tutte le volte che il giovane si specchiava, lei vedeva riflessa la propria bellezza. Freud trasse dal mito il concetto di “narcisismo”, introducendolo in psicanalisi: “il termine narcisismo deriva dalla descrizione clinica ed è stato scelto da Näcke nel 1889 per designare il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi cioè sessualmente di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere attraverso queste pratiche il pieno soddisfacimento”. Il mito di Narciso ha raggiunto il ‘900 italiano con Umberto Saba (Narciso al fonte). Saba dichiarò di essere stato fortemente influenzato dalle arti figurative; questo mito, infatti, ha avuto una grande fortuna nell’ambito artistico: si pensi ai quadri di Caravaggio, Tintoretto, Poussin e alle famosissime interpretazioni di Chagall e Dalì. Per concludere il percorso tematico su Narciso, mi preme ricordare il contributo dato da Luciano De Crescenzo al riguardo, ne I grandi miti greci a fumetti.
È interessantissimo vedere come un mito, scritto secoli fa, possa aver influenzato la letteratura, l’arte e persino la psicologia. Eppure, si potrebbe dire, la nostra cultura non è altro che una rielaborazione, per non dire evoluzione, della precedente: nel passato troviamo il nostro presente, in Narciso troviamo (azzardo) la nostra volontà di amare e fare amare la nostra immagine tramite i social media? Tu, caro lettore, cosa pensi al riguardo?
