Di Benedetta Vale
Il movimento Body Positivity nasce sotto la spinta ancora attiva dei movimenti anni ’70 sulla fat-acceptance. Già da quegli anni si andava configurando un cammino verso la risoluzione di un problema che oggi, ancor di più di qualche decennio fa, possiede la massima risonanza: accettazione dei corpi così per come sono vs modelli di perfezione proposti dalla società. Tutti rincorrono la perfezione, ma nessuno sembra raggiungerla, proprio perché è solo un’idea. Oggi, vista la grande influenza dei media, siamo spinti verso una perfezione che esiste solo come idea, con scarse possibilitá di concretizzazione, vista la mutevolezza del corpo umano e la sua natura animale: peli, acne, smagliature, sono tutte manifestazioni della natura che, per qualche ragione, una società di cui tutti facciamo parte, ma di cui tutti siamo vittime, sembra catalogare come inopportune. Il movimento Body Positivity non propone un nuovo canone di bellezza, ma la semplice accettazione del corpo così come è. Facilmente ingannevole è il caso del pinkwashing, ovvero tutte quelle attività di marketing che usano temi correlati alle donne (femminismo, body-positivity, ecc.) per ottenere un vantaggio di mercato: una forma di marketing come un’altra che ha nei suoi intenti piú l’impennata delle vendite rispetto a portare avanti una battaglia sociale; inoltre, i corpi spesso proposti in questi spot pubblicitari sono spesso di corpi curvy, creando non solo una sorta di nuovo standard, ma spesso queste immagini vengono proposte al solo fine pubblicitario, non risolvendo il problema di fondo della categorizzazione dei corpi. Un corpo curvy andrá bene per lo spot che vuole fare leva su un determinato target; la stessa azienda sceglierà la modella magrissima se vuole avere appeal su un altro tipo di pubblico. Si sta scegliendo, semplicemente, una nuova categoria da proporre mediaticamente, alimentando la dicotomia già esistente. Fece parlare, a ottobre 2020, la copertina di Vanityfair che ritraeva Vanessa Incontrada completamente nuda, col titolo “Nessuno mi può giudicare” : l’opinione pubblica si è allora divisa tra chi sosteneva che questo tipo di gesto è da ritenersi forte e provocatorio, così da rompere gli schemi e chi, invece, riteneva che solo “normalizzando” i corpi e non spettacolarizzandoli si possa raggiungere l’accettazione, il superamento del conflitto. È bene sottolineare che il movimento Body Positivity promuove l’accettazione dei corpi con le loro spontanee, naturali imperfezioni; non va inteso come movente ideologico per restare in una forma fisica che, sotto sotto, non soddisfa, e provoca disagio psicologico, o peggio, può provocare rischi di salute. Il messaggio proposto dal movimento è indubbiamente positivo, è spesso la lettura che ne propongono i media che può lasciare spazio a fraintendimenti. In una società che vive sovraesposta agli stimoli dei mass media, incappare in un simile errore può risultare rischioso; Body Positivity vuol dire accettare i corpi, da un punto di vista estetico, così come sono. Non vuol dire promuovere un modello di corpo non sano che, nella migliore delle ipotesi, fa vivere a disagio con se stessi; ancora una volta, la separazione, la categorizzazione, non consente di armonizzare i vari aspetti della salute umana, mentale e fisica. Un corpo sano è anche bello, non secondo i canoni di cui tutti sono schiavi e nessuno è padrone; un corpo in sovrappeso va accettato, compreso, mai giudicato, ma è importante che non passi il messaggio che restare in sovrappeso, tutto sommato, vada bene: lo sguardo non deve essere rivolto all’esterno, ma all’interno. Un ragionamento che si basa solo sull’estetica non porterà ad un’armoniosa accettazione della natura “terrena”, imperfetta e mutevole dei corpi, ma il movimento Body Positivity rappresenta un’azione molto forte verso un rinnovato sguardo sulla natura per quella che è.
Per concludere, vi lascio con una domanda: qual è l’effetto concreto delle battaglie portate avanti attraverso social, slogan e hastag? Chi pubblica questo genere di contenuti è davvero libero dagli schemi che per primo condanna? Quali potrebbero essere le azioni concrete verso una rinnovata e salutare visione del corpo? Quali quelle da condannare?
