In occasione del Dantedì: Dante e il Black Lives Matter Movement

Di Camilla Tettoni

Oggi ricorre il Dantedì, il giorno in cui Dante avrebbe dato principio al cammino di salvezza spirituale raccontato nella celebre Commedia.

Oggi mi preme ricordare Dante sotto una luce diversa; non ho intenzione di parlarvi della sua poesia, né della sua metrica, ma di un altro aspetto, ben più particolare e meno conosciuto: la sua influenza sulla letteratura contemporanea.

In particolare, visto il mio recente lavoro di tesi sull’argomento, scriverò dell’influenza su un autore del XX secolo: Ralph Waldo Ellison. Celebre autore afroamericano, nel suo romanzo d’eccellenza, Invisible Man, cita esplicitamente Dante nel prologo: “And I descended, like Dante, into its depths”. Il narratore, al principio del racconto, discende nella profondità della musica così come Dante era disceso nel mondo dell’aldilà. L’uomo invisibile, il protagonista di Invisible Man, è accompagnato dalla musica in un viaggio nei propri ricordi, nella vita di tutti i giorni. Tale discesa è necessaria, in quanto solo mettendo in ordine le esperienze vissute il narratore può raccontare il perché della necessità del racconto.

Ralph Ellison scrive, in questo romanzo pubblicato nel 1952, della società dei suoi tempi: una società segnata dalla discriminazione razziale, in cui gli invisibili non hanno colpe se non il colore della propria pelle. L’uomo invisibile mette per iscritto le proprie esperienze per parlare anche per chi non può, per chi teme le conseguenze, per chi ritiene che un’opera scritta non possa cambiare lo status quo.

La discriminazione razziale verrà abolita dal Presidente Johnson solo dodici anni dopo la pubblicazione del libro, nel 1964: Ellison scrive un romanzo di denuncia sociale, incurante delle possibili ripercussioni. Le tristi vicende vissute dal protagonista, trasferitosi dal Sud segregazionista al Nord razzista, sono racconti di vita vera, della realtà esperita dai neri che, in seguito all’abolizione della schiavitù, continuavano a non avere pieni diritti.

È interessante vedere dunque come Dante possa essere nominato in un romanzo del genere: la sua influenza era tale da essere posto nel prologo di un romanzo pubblicato sei secoli dopo in un continente che, all’epoca in cui visse Dante (1265-1321), non era ancora stato scoperto! Il poeta fiorentino si configura come novello Virgilio per il protagonista di Invisible Man, accompagnandolo nei ricordi e ponendosi al suo fianco nella scrittura del romanzo.

Viva Dante, dunque! Viva la sua genialità, la sua creatività, la sua onestà, il suo coraggio nel denunciare i mali che sconvolgevano la società dei suoi tempi. In questo, infatti, risiede un’ulteriore somiglianza tra i due autori: come Ellison, Dante nella Commedia fa nomi e cognomi di traditori della sua epoca, di peccatori infami e fedifraghi, senza temere le conseguenze. Esiliato dalla sua amata città perché contro il potere temporale del papa, Dante non acconsentì a trattative che lo avrebbero riconosciuto colpevole di una colpa che lui riteneva ingiusta e infondata. Come Ellison, Dante scrive un poema che si configura come una vera e propria denuncia sociale, con una promessa: i puri di spirito, i buoni, saranno premiati. I vili peccatori saranno costretti ad una vita, dopo la morte, colma di sofferenze e tormenti.

Il crimine della discriminazione razziale, seppur abolita, continua tuttora. Si pensi al Black Lives Matter Movement: il razzismo non ci ha mai lasciato del tutto, la concezione che sia il colore della pelle a determinare il valore di una persona continua a serpeggiare tra gli ignoranti. Quanto ci vorrebbe, oggi, l’onesto e geniale Dante!

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