Non voglio diventare Peter Pan

Di Camilla Tettoni

“Guarda su”

“Dove?”

“Su, là”

“La stella polare?”

“Sì. I pirati la usavano come riferimento per navigare al buio, indica il nord”

“Chi sono i pirati?”

“Come fai a non sapere chi sono i pirati? Non hai mai sentito la storia di Peter Pan?”

“Non la ricordo bene”

“I pirati sono uomini e donne che solcano i mari alla ricerca di tesori perduti. Si lanciano in mille avventure e non hanno paura dei nemici, li affrontano a testa alta”

“Come uomini e donne? Vuoi dire che anche mamma potrebbe essere un pirata?”

“Non credo, mamma disapproverebbe la loro violenza”

“Sono violenti? Sganciano bombe?”

“No, in mare non ci sono bombe, ma cannoni”

“Cosa sono i cannoni?”

“Lunghi tubi con un foro davanti, così che grandi palle di metallo possono andare lontano e colpire altre navi, creando squarci”

“Oh, e fanno male?”

“Sì, se ti ci trovi sotto sì”

“Quindi sono come delle bombe diciamo”

“In un certo senso sì, ma molto alla lontana”

“Io vorrei avere un cannone allora”

“Sì? Vuoi diventare un pirata?”

“No, voglio bucare le stelle”

“Perché?”

“Perché voglio vedere cosa succede, ma voglio mirare in alto così non faccio male a nessuno”

“Non credo funzioni proprio così”

“E poi in questo modo posso provare a cercare mamma e papà e Mahrat”

“Ma così magari fai loro del male”

“Come posso fare loro del male se vivono sopra le stelle? Loro non provano più dolore”

“Perché non vuoi diventare un pirata?”

“Perché io non ho bisogno di tesori, mi chiamo Amir, Re. Sono il più ricco della zona, del mondo, dell’universo, della stella polare lì sopra”

“E qual è il tuo tesoro?”

“Questo quadernino qui, che tengo in tasca”

“E cosa ci scrivi?”

“Quello che vedo, per non dimenticare”

“Ma non sai scrivere ancora, sei troppo piccolo”

“Ho creato una mia scrittura, me l’ha insegnata papà. Tu e Mahrat andavate a scuola e volevo essere grande anche io”

“E cosa capisci da quegli scarabocchi?”

“Tutto. Questa è la storia della nostra famiglia. E dei nostri vicini. E delle persone che non conosciamo ma vediamo per strada. Abbiamo tutti gli stessi occhi, vogliamo tutti andare tra le stelle per salutare qualcuno, o per stare meglio”

“Non sono ancora pronto ad andare su. Voglio andare via, sul mare, lontano, in cerca di nuovi tesori”

“Papà diceva che è sbagliato andare via, che il nostro tesoro è qui, e lo dobbiamo proteggere”

“Questo? Un tesoro? Questi edifici fatti a pezzi? Dov’è il tesoro? Sono tre giorni che non mangiamo altro che pezzi di pane secco. Questo non è un tesoro, Amir. Questa è una prigione. È un inferno”

“In prigione puoi vedere le stelle?”

“No, il soffitto”

“Ecco, noi un soffitto sopra la testa non lo abbiamo più. Abbiamo il cielo. Non siamo in una prigione, siamo liberi, liberi di respirare e di sognare di andare via, ma la nostra casa è qui. La dobbiamo ricostruire”

“Mi sembri papà”

“È quello che avrebbe voluto. Pace, speranza, futuro. Per tutti. Per noi, per chi è al di là della Striscia. Non voglio morire, voglio sperare”

“E se dovessi morire?”

“Spero che qualcuno, allora, si ricordi di me. E di noi. E di chi resta qui, cercando di non morire. E di chi ci aiuta. Che non siamo tutti cattivi. Nè noi, né loro. Che il cielo è lo stesso per tutti, ma la terra no. Per alcuni è più bella, ricca, per altri un cumulo di macerie e di rovine. E vorrei che si ricordassero gli occhi di chi spera, di chi guarda senza poter fare niente. Peter Pan non me lo ricordo bene, so solo che ha scelto di rimanere sempre un bambino. Io non voglio rimanere sempre bambino, non voglio scappare via. Voglio essere il re della mia terra, diventare vecchio e ricordare chi se n’è andato prima di me. Ma se una bomba dovesse cadere qui, accanto a me, allora volerò tra le stelle, e le unirò tutte, per fare luce sulla verità e sulla ragione. Disegnerò i bambini che sono volati via con Peter Pan, senza sceglierlo. Ti saluterò scendendo come pioggia dal cielo. Bagnerò le tue guance e ti porterò sollievo. Come già fai tu, fratello mio. Che non ci sei più, come mamma, papà e Mahrat. Hai provato a resistere con tutte le tue forze ma sei fuggito via. Tra un mare di stelle, come il più coraggioso dei pirati. E io sono qui, con un gatto tra le braccia, a immaginare di parlare con te. Ti rivedrò, fratello. Un giorno ti rivedrò, dove non esiste il dolore. Intanto ti guardo nella stella più luminosa. Spero che tu abbia già trovato un tesoro, e la felicità di essere libero. Inshallah” 

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