Intervista esclusiva all’assistente di produzione
Di Camilla Tettoni
Enzo d’Alò è un regista conosciuto per la sua celebre rivisitazione de “La gabbianella e il gatto”, “Momo” e “Pinocchio”. Appassionato musicista, dopo aver iniziato la sua carriera nel mondo del cinema producendo fortunate colonne sonore, è divenuto regista e sceneggiatore di serie televisive e di animazione, ottenendo importanti riconoscimenti italiani – come il David di Donatello e i Nastri d’Argento- ed internazionali – il Chicago International Children’s Film Festival (riconoscimento ottenuto proprio per il suo ultimo film).
Il 23 novembre, la scorsa settimana, “Mary e lo spirito di mezzanotte”, suo ultimo lavoro cinematografico, è uscito al cinema. La storia, liberamente tratta dal romanzo di Roddy Doyle “La gita di mezzanotte”, parla di una bambina di 11 anni, Mary, e del suo rapporto con la nonna. Un rapporto speciale e importante, in cui la bambina si sente stimata, protetta, e incoraggiata nella sua passione per il mondo culinario. L’improvviso ricovero della nonna è il light motif che dà inizio alla storia più profonda, in cui sono le emozioni della bambina, mai represse, le vere protagoniste. Questo film di animazione non è solo per bambini. È una carezza per tutti, un abbraccio caldo. Ci ricorda i bambini che siamo stati, le nostre nonne, i nostri sogni, e l’importanza di vivere appieno la vita, con tutti i suoi turbamenti.
Ho potuto intervistare, in esclusiva per voi, l’assistente di produzione. Marlene Socal, giovane romana appassionata di cinema e laureanda magistrale in Filologia Moderna presso la Sapienza di Roma, è stata coinvolta nel progetto da Maricla Affatato, produttrice italiana del film.
- Marlene, cosa ci vuoi raccontare della tua esperienza sul set?
Io sono stata l’assistente di produzione di Maricla Affatato, e sono stata coinvolta nel progetto in itinere, quando il film era già stato selezionato dalla Berlinale. La Festa del Cinema di Berlino, festival chiamato in ambito cinematografico di fascia A, è una delle occasioni più importanti e più celebri per il cinema, ed essere considerati dalla Berlinale ha portato all’ ampliamento del progetto. Nel film sono state coinvolte ben cinque case di produzione, da cinque Paesi diversi. Era necessaria un’organizzazione che coinvolgesse allo stesso tempo il cast artistico, chi si è occupato del doppiaggio italiano, delle musiche. Coinvolta nella fase finale, quindi, ho potuto assistere al montaggio e alla trasformazione in italiano del film. A livello di esperienze regalate da questa pellicola, oltre a Berlino, ho avuto il piacere di partecipare anche al festival di Locarno e al Giffoni. Il film, poi, è stato selezionato agli Oscar europei, gli EFA, che avverranno a breve, sempre a Berlino.
2. Cosa intendi con trasformazione in italiano?
Il libro di Doyle, da cui la storia è tratta, è ambientato tra Dublino e Cork, in Irlanda. Le ambientazioni, le musiche, il cast originale di voci, tutto riprende alla perfezione l’ambientazione irlandese. L’unica divagazione dal libro sono le scene ambientate in una scuola di cucina, la passione della protagonista. Per l’occasione, si è scelta una scuola di cucina di Cork, che è stata riprodotta fedelmente. Dietro il film c’è stato un lavoro eccezionale, meticoloso in tutti gli aspetti. Le musiche irlandesi, originariamente composte da David Rhodes (compositore e musicista, parte della band di Peter Gabriel), sono state cantate in italiano dalla talentuosa Matilda de Angelis. Ho assistito alle sue registrazioni e sono rimasta molto colpita da come la sua voce trasmettesse emozioni così potenti. Tuttora, ogni volta che vedo il film mi commuovo.
3. Com’è stato vedere il film in anteprima sul grande schermo?
La prima visione mi ha emozionata profondamente. È impossibile non empatizzare con Mary, è impossibile non rivivere le emozioni che abbiamo tutti vissuto da bambini. Il film parla di questo, di valori, di tradizioni, di famiglia. Del rapporto con i nonni, di come il loro supporto sia fondamentale durante la nostra crescita, di quanto siano importanti e di quanto manchino a chi non li ha più con sé.
4. Com’è stato lavorare con il regista Enzo d’Alò?
Enzo, come tutti i più grandi, è una persona estremamente umile. Ti mette a tuo agio, è estremamente rispettoso del tuo lavoro. Mi ha fatto fin da subito sentire parte del progetto e mi ha fatto capire che è importante lavorare con persone che vedono il mondo con i tuoi stessi occhi. Enzo è un sognatore, un grande regista che non ha dimenticato il Piccolo Principe dentro di sé e vuole farlo rivivere in tutti i suoi spettatori, di ogni età.
5. Perché andare al cinema a vedere questo film?
Perché è una perla molto dolce del cinema italiano. Oltre al grande lavoro dietro le quinte, il risultato finale è talmente avvolgente e tenero che vale la pena guardare il prodotto finale sul grande schermo. Penso poi che questo film possa creare un momento di condivisione molto forte tra genitori e figli. Il film parla di emozioni, tante e tutte diverse, ed è bello vedere come queste non vengano mai represse ma sempre, passatemi il termine, buttate fuori. In “Mary e lo spirito di mezzanotte” si spiega l’importanza dei legami familiari e del legame con il passato. Fa riflettere molto, adulti e bambini.
