Di Camilla Tettoni
“Le ultime confessioni di Sylvia P.” di Lee Kravetz, edito da Fazi Editore nel 2024, è un romanzo che ha già catturato l’attenzione di critica e pubblico, consacrandosi come un vero e proprio caso letterario. Kravetz ci offre un’opera che trascende il semplice racconto biografico per immergersi nelle profondità della psiche di Sylvia Plath, una delle voci poetiche più potenti e tragiche del XX secolo.
Sylvia Plath è conosciuta non solo per la sua poesia intensa e cruda, ma anche per la sua vita tumultuosa e il suo tragico suicidio nel 1963. La sua opera più famosa, La campana di vetro (pubblicata un mese prima del decesso, nel 1963), è un romanzo semiautobiografico che esplora le sue lotte con la depressione e il senso di alienazione. Nata nel 1932 a Boston, Plath mostrò fin da giovane un talento straordinario per la scrittura, ma la sua esistenza fu segnata da una costante battaglia contro il proprio malessere interiore, culminata nella sua drammatica morte a soli trent’anni.
Kravetz, con grande maestria, costruisce il romanzo in stanze, come una poesia in prosa. Ogni stanza è composta da tre capitoli, ciascuno narrato da una donna diversa, offrendo una visione poliedrica della figura di Sylvia Plath. Este, una venditrice presso una importante casa d’aste, si imbatte nel manoscritto de La campana di vetro e diventa un ponte tra il presente e il passato della poetessa. Boston Rhodes, una scrittrice del passato, nelle cui parole possiamo trovare la figura realmente esistita di Anne Sexton, ci presenta una lunga lettera indirizzata al professor Robert Lowell, insegnante di scrittura creativa di Sylvia (non solo nella finzione del romanzo, ma anche nella realtà). Ruth Barnhouse, la psichiatra che ha curato Sylvia dopo il suo primo tentativo di suicidio, narra i progressi della poetessa attraverso il suo diario, ricordando la dottoressa Nolan, con cui Plath ebbe un rapporto di fiducia e stima.
Il romanzo di Kravetz non è solo un omaggio a Sylvia Plath, ma anche un’esplorazione della complessità delle relazioni umane e della fragilità della mente. Le tre narratrici non si limitano a raccontare la loro versione della vita di Sylvia; attraverso le loro voci, emergono i temi della rivalità, della cura e della comprensione. Este, con il suo legame con il manoscritto e il suo ruolo di intermediaria, Boston, con la sua ammirazione e la sua necessità di comprendere, e Ruth, con la sua professionalità e empatia, costruiscono un ritratto di Sylvia che è al tempo stesso frammentato e completo.
L’abilità dell’autore sta nel far parlare Sylvia attraverso le voci delle altre, senza mai darle direttamente la parola. Questo espediente narrativo rende la poetessa una presenza costante e palpabile, un enigma da risolvere attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuta e amata. Il ritrovamento del manoscritto de La campana di vetro funge da catalizzatore per le confessioni delle tre donne, un filo conduttore che unisce passato e presente.
“Le ultime confessioni di Sylvia P.” è un romanzo che riesce a catturare l’essenza di Sylvia Plath in tutta la sua complessità. È un puzzle letterario che invita il lettore a mettere insieme i pezzi per formare un quadro completo della poetessa. Kravetz ci regala una narrazione avvincente e commovente, un tributo a una delle più grandi scrittrici del secolo scorso, la cui voce continua a risuonare potente e chiara, nonostante il silenzio profondo dettato dalla sua morte precoce.
Voglio ringraziare Fazi editore per avermi spedito questo libro. Una splendida lettura che consiglio a tutti, sopratutto a chi non conosce appieno la figura di Sylvia.
