Di Camilla Tettoni
Vermiglio, diretto da Maura Delpero, è stato presentato in anteprima alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d’Argento. Rappresenterà l’Italia agli Oscar 2025, nella sezione del miglior film internazionale.
Per tutti questi motivi, sono andata al cinema con molte aspettative. Tendo a non vedere trailer prima, o leggere sinossi, per non rovinarmi la sorpresa. Del film, avevo visto solo il poster, con la foto di famiglia, e avevo intuito si trattasse di una saga familiare.

Avevo visto giusto: ambientato a Vermiglio, un paese della provincia di Trento, il film segue le vicende di una famiglia locale, la famiglia del maestro. Tanti figli, otto, anche se la vicenda narrata si concentra essenzialmente sui caratteri delle tre figlie femmine, Lucia, Ada, e Flavia.
Le montagne, altissime e innevate, fanno da sfondo ad un paesaggio mozzafiato. Il paesino è abitato da donne e uomini, troppo giovani o anziani per andare in guerra. Ci troviamo nella Seconda Guerra Mondiale, che non appare mai se non nella comparsa di due soldati sfuggiti alla furia tedesca, Attila – nipote del maestro, cugino delle sorelle – e Pietro, siciliano, che ha aiutato l’amico nei momenti più duri, caricandoselo anche sulle spalle durante la traversata. Per il suo atteggiamento eroico, Pietro viene accolto in casa come un familiare, seppur tra la diffidenza popolare.
Per tutta la durata del film, i personaggi parlano nel dialetto locale. Un’identità forte e determinata, che i sottotitoli aiutano a comprendere. Pietro risulta essere un intruso nel candore dei paesaggi, con i suoi tratti ben delineati, i capelli scuri, il volto abbronzato. Una timidezza data probabilmente dalla lingua non pienamente comprensibile, ma che attira Lucia, la più grande dei figli del maestro, la “prima” sorella.
Tra Pietro e Lucia ha inizio una storia, un amore. Attorno a questo amore, le vicende di Ada, la sorella mediana, che si punisce continuamente con fioretti per la colpa di aver scoperto la propria sessualità. Flavia, la più piccola e la più sagace, l’unica che il maestro ha scelto di far studiare oltre gli studi elementari. Dino, il figlio maschio adolescente, non pienamente apprezzato dal padre. I fratellini piccoli, tra cui spicca Pietro, un bambino simpatico e sveglio, che si affeziona subito all’omonimo siciliano.
Insomma, la pellicola segue le vicende della famiglia. Per due ore, lo spettatore si immerge nella neve che vede sullo schermo, e osserva le abitudini familiari, le gioie e le disgrazie. Come in tutte le mie recensioni, non troverete mai il proseguimento della trama, o la fine: trovo che sia sbagliato anticiparvi il gusto di godervi lo spettacolo da soli. Sappiate solo che nulla è come sembra.
Quello che tendo sempre a scrivere sul blog, però, è l’opinione su quanto visto. In questo caso, vi posso dire che il film tocca tanti temi, tutti ugualmente vivi e interessanti, senza entrare mai in profondità. La storia narrata è bella, ma lascia un sapore amaro in bocca, un qualcosa di accennato ma non pienamente costruito. Essendo la letteratura sudamericana una delle letterature che mi affascina di più, sono abituata a leggere di famiglie, di generazioni, di segreti, di abitudini. Qui è mancato, a volte, il colpo di sorpresa, il punto di svolta, pienamente però a passo con i tempi rappresentati.
Questo è sicuramente un film che, se volete andare al cinema, vi consiglio di vedere. I contorni raccontano un’Italia che non siamo abituati a conoscere, l’Italia del profondo Nord, che certamente anche la comunità internazionale sarà curiosa di osservare. Uno dei pregi di Vermiglio sta sicuramente nell’aver portato sullo schermo attori nuovi, non conosciuti (se non per Tommaso Ragno), bravi, e nell’ aver scelto una forte identità locale. I dialetti sono riconosciuti dalla linguistica come lingue, fanno parte del nostro patrimonio culturale, ed è stato un piacere vedere la bellezza della diversità italiana sul grande schermo.
Se Vermiglio sarà scelto tra i migliori film internazionali, e concorrerà agli Oscar lo scopriremo tra pochi mesi. Nel frattempo, oltre a Vermiglio, andate a vedere La Chimera, un film italiano che avrebbe meritato molto di più e di cui vi parlo qui: https://www.youtube.com/watch?v=w_7Leawdblc&list=PL44S0APIcIxlvlAmnx-kmMhUpsvWD8ECm
