Premiere italiana di “A Complete Unknown”: recensione in anteprima!

Di Camilla Tettoni

Ero emozionata di partecipare all’anteprima italiana di “A Complete Unknown” (in sala dal 23 gennaio) per molte ragioni. Prima di tutto, sono cresciuta ammirando le poesie in musica di Bob Dylan, un artista che ha saputo trasformare parole e note in arte pura, tanto da ricevere il premio Nobel per la Letteratura. In secondo luogo, Dylan, all’anagrafe Robert Zimmermann, è nato e cresciuto in Minnesota, uno Stato americano a cui sono particolarmente legata per motivi personali. Infine, il film era uscito nei cinema americani il 25 dicembre 2024, proprio mentre mi trovavo in Minnesota ma, per una serie di ragioni, non ero riuscita a vederlo. Tutte queste circostanze hanno reso l’opportunità di assistere all’anteprima italiana un momento imperdibile per me. E il fatto che parte del cast e il regista fossero presenti ha reso tutto ancora più speciale.

Sono cresciuta con i film di Edward Norton e trovo irresistibile il talento di Timothée Chalamet, il quale mi ha ammaliato la prima volta che vidi “Call me by your name”, così tanto che ho smesso di contare il numero di volte che ho visto quel film. Ho avuto anche la fortuna di incontrare l’autore del romanzo, André Aciman, e ho sempre pensato – magari sbagliando – che nell’Elio del libro ci fosse molto della sua giovinezza. Quella malinconia, che si riflette sia nel romanzo sia nel film, è ciò che mi ha conquistata. Timothée Chalamet, con la sua capacità di rendere ogni ruolo autentico e intenso, è senza dubbio l’attore rivelazione della nostra generazione. Tutte le prove attoriali del performer americano di origini francesi, che per qualche caso della vita tifa la mia stessa squadra, la Roma, hanno un profondo valore: dal ragazzo tormentato dalla droga in “Beautiful Boy”, alla rappresentazione di un giovane in rivolta in “The French Dispatch” di Wes Anderson, alla meravigliosa presenza scenica in “Dune”. Aver avuto l’opportunità di vederlo in un film dedicato a Bob Dylan, presentato da lui stesso insieme al cast e al regista James Mangold, è stata un’esperienza memorabile. Oltre a Timothée Chalamet, alla premiere erano presenti Monica Barbaro, impeccabile nel ruolo della leggendaria Joan Baez, ed Edward Norton, nei panni di Pete Seeger. Purtroppo, Elle Fanning, che interpreta la fidanzata Sylvie, era assente a causa dell’emergenza ecologica in corso a Los Angeles.

Da sinistra: Edward Norton, Monica Barbaro, Timothée Chalamet, James Mangold.

“A Complete Unknown”

Il film è un omaggio alla vita di Bob Dylan, e si focalizza sulla genesi della sua carriera. La prima scena lo mostra arrivare a New York nel 1961 per visitare in ospedale il suo idolo, il cantante folk Woody Guthrie. Da qui, Dylan entra in contatto con Pete Seeger, interpretato da un magistrale Edward Norton, che lo introduce nel circuito musicale della città, portandolo a esibirsi in open mic e al celebre festival folk di Newport. La pellicola esplora i suoi primi passi nella musica: un giovane ragazzo del Minnesota con un talento innato, capace di trasformare il suo passato misterioso in una scrittura intensa e inconfondibile.

Il film è diviso in due parti, segnate da un netto stacco con la data “1965”. La prima parte segue Dylan dal 1961 al 1963, quando pubblica il suo primo album di cover folk, che non ottiene grande successo. La svolta arriva con The Freewheelin’ nel 1963, un disco che contiene brani originali e lo catapulta nel panorama musicale. Tra i momenti salienti, il rapporto epistolare con Johnny Cash, la relazione con Sylvie e l’amicizia (se così si può definire) con Joan Baez, interpretata con grande sensibilità da Monica Barbaro.

La seconda parte, ambientata a partire dal 1965, mostra un Dylan cambiato: capelli lunghi, occhiali da sole, una figura che cerca di reinventarsi con il primo album di musica “elettronica”, sfidando le critiche e i limiti del folk tradizionale. Timothée Chalamet offre una prova incredibile, sia come attore sia come cantante, regalando un ritratto di Dylan complesso, tormentato e visionario. La pellicola evidenzia le sue fragilità e il suo bisogno di spingersi oltre, lasciandosi guidare dalla musica e dalla sua ricerca interiore.

I rapporti umani giocano un ruolo fondamentale nella narrazione. Il triangolo amoroso tra Dylan, Sylvie (la fidanzata storica) e la cantante Joan Baez aggiunge tensione emotiva e delinea la difficoltà di Dylan nel mantenere legami profondi. La malinconia pervade la pellicola, mostrando un artista geniale ma incapace di colmare il vuoto che lo consuma. Una persona che riconosce il talento naturale dei musicisti e la tenacia di chi vuole credere nella propria musica, ma anche una figura schiva, sola, irrisolta, inquieta, che non sa amare appieno (forse neanche se stesso) ed è capace di allontanare chi vuol far parte della sua vita in modo pulito, amandolo e aiutandolo. Edward Norton interpreta un Pete Seeger premuroso, estremamente paziente, e generoso. Una figura della musica americana passata in sordina, ma che nel film ricopre una delle parti principali.

Giudizio finale

“A Complete Unknown” supera ogni aspettativa, catturando con maestria sia l’anima artistica di Bob Dylan sia le sue fragilità più intime. La musica gioca un ruolo centrale, intrecciandosi con la narrazione e regalando momenti di straordinaria intensità. Le celebri canzoni del cantautore interrompono la trama in modo ricorrente, offrendo un contrappunto emotivo che arricchisce ogni scena. Timothée Chalamet, di grande impatto nella doppia veste di attore e performer, dà vita a un Dylan autentico, cantando e suonando con una naturalezza disarmante. Una celebrazione del genio creativo e della complessità umana di un’icona intramontabile. Un film unico, capace di trasformare la musica in uno specchio dell’anima.

★★★★☆ (4 stelle su 5)

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