Di Camilla Tettoni
Moss & Freud
Regia di James Lucas – Con Ellie Bamber, Derek Jacobi
Proiezione: Festa del Cinema di Roma 2025, Sala Petrassi
Data di uscita in Italia: non ancora ufficializzata

Il primo film che ho avuto modo di vedere alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma è stato Moss & Freud, di James Lucas (presente in sala insieme all’attore protagonista, Derek Jacobi) – e mi ha colpita profondamente.
Kate Moss, modella spregiudicata e richiestissima, vive una vita frenetica tra shooting e feste senza fine. Lucian Freud, nipote del celebre Sigmund, conduce invece un’esistenza appartata, immerso nel suo atelier londinese e nella pittura figurativa. Lucian vuole dipingere Kate e, tramite la figlia, i due si incontrano: da quel primo mattino alla National Gallery nasce una collaborazione inaspettata, destinata a diventare un legame artistico e umano di rara intensità.
Kate incontra Freud in un momento di smarrimento: vive attraverso lo sguardo altrui, riflessa nei desideri di chi non la conosce davvero. È come se si percepisse come un oggetto, consapevole eppure intrappolata in questa condizione. L’incontro con Lucian, così metodico e rigoroso – pretende la sua presenza tre sere a settimana, senza ritardi – la riporta lentamente alla realtà. Posare per lui diventa un atto di introspezione: con il tempo, il ritratto prende forma e, insieme a esso, anche un’amicizia delicata e profonda.
Al di là della trama, il punto di forza del film è la dolcezza con cui viene rappresentato il rapporto tra pittore e musa. È un’amicizia dai contorni sfumati, dove l’occhio dell’artista si confonde con i sentimenti della giovinezza e il corpo della modella si scopre finalmente valorizzato, non esposto.
James Lucas racconta tutto questo con grande sensibilità visiva e poetica, mentre Derek Jacobi (Lucian Freud) e Ellie Bamber (una sorprendente e somigliantissima Kate Moss) regalano due interpretazioni di straordinaria intensità.
Moss & Freud è un piccolo gioiello del cinema contemporaneo: un film intimo e malinconico, che spoglia la sua protagonista delle sovrastrutture mediatiche e la restituisce al suo nucleo più autentico e fragile. Come nella pittura di Freud, ogni pennellata è un passo verso la verità.
Eddington
Regia di Ari Aster – Con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal, Emma Stone, Austin Butler
Proiezione: Festa del Cinema di Roma 2025, Sala Petrassi (Best of 2025)
Data di uscita in Italia: 17 ottobre 2025

Subito dopo Moss & Freud, con gli occhi ancora lucidi e il cuore pieno, mi sono spostata nella galleria della stessa Sala Petrassi per assistere a Eddington, il nuovo film di Ari Aster, presentato nella sezione Best of 2025 della Festa del Cinema di Roma. Il regista era presente in sala, accolto da un applauso caloroso, e l’atmosfera era carica di aspettative.
Avevo un’idea di cosa aspettarmi dopo aver visto il trailer, ma la visione mi ha sorpreso: Eddington è una tragicommedia visionaria, capace di alternare tensione, ironia e riflessione politica con una disinvoltura che solo Aster riesce a mantenere.
Ambientato nella cittadina – fittizia – di Eddington, nel New Mexico, il film segue lo sceriffo Joe Cross (interpretato da un intenso Joaquin Phoenix), uomo solitario e contrario all’uso della mascherina durante la pandemia. Joe soffre d’asma e fatica a comprendere le nuove regole imposte. Dall’altra parte, il sindaco Ted Garcia (Pedro Pascal) è un progressista ispanico, attento ai temi ambientali e sociali. Tra i due procede da tempo uno scontro profondo – politico, culturale e personale – che ruota attorno anche alla moglie di Joe (Emma Stone), figura silenziosa e struggente.
Il film cattura con precisione l’atmosfera confusa e tesa del 2020: la pandemia, il movimento Black Lives Matter, il caso George Floyd, la polarizzazione politica e la diffusione di teorie del complotto. In questo contesto spunta Austin Butler, nei panni di un santone carismatico e ambiguo, voce di molte “conspiracy theories”, che incarna il lato più surreale dell’America profonda.
Aster costruisce una satira amara sull’ossessione ideologica, mostrando come, dietro la violenza visibile, si nasconda spesso un’altra forma di violenza: quella del fanatismo e dell’incomprensione reciproca. Non mancano momenti ironici – lo spot elettorale del sindaco, le conversazioni deliranti sul complotto del Covid, la goffaggine dello sceriffo – che rendono la visione più leggera ma mai banale.
Con Eddington, Ari Aster conferma la sua capacità di usare il linguaggio dell’assurdo per parlare del reale: è un film complesso, denso e provocatorio, che invita a riflettere sulle nostre fragilità collettive. Le due ore e mezza scorrono intense, piene di immagini e dialoghi che restano addosso.
Un’altra bellissima visione, perfetta per chi ama i film che uniscono politica, filosofia e ironia, e che non temono di scavare a fondo nel caos del nostro tempo.

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